Puntata 12 – 5 abitudini antispreco in cucina

Oggi vorrei parlare con voi di alcune cinque abitudini antispreco  che applico in cucina, Non si tratta di abitudini culinarie, bensì organizzative Sono cose molto molto banali all’apparenza però sono ormai diventate parte della mia routine e non voglio più abbandonarle. Si tratta di cambiamenti che ho adottato dal momento in cui sono andata a convivere, quindi avevo uno spazio che potevo gestire autonomamente.
Beh, più o meno

Come abbiamo visto nella puntata 5 Organizziamoci con Selina Angelini, uno spazio ben organizzato ci facilita il lavoro di riduzione degli sprechi. Credo che la grande differenza si faccia con i piccoli cambiamenti quotidiani. Una piccola abitudine all’apparenza molto banale si traduce nel lungo periodo in un grande risultato. Per di più insegniamo al nostro cervello un nuovo modo di approcciare le cose, per cui se apprendiamo un comportamento in un contesto semplice, poi lo potremo replicare anche altrove.
Basta Preamboli, cominciamo

La raccolta differenziata sotto al lavandino
Trovo molto pratico avere tutti i contenitori dei rifiuti in un unico posto. Mi pare invece molto diffusa l’abitudine di avere sotto il lavello solo la raccolta indifferenziata e grandi i contenitori per raccolta differenziata in un altro punto della casa, ad esempio sul terrazzo.
Questa abitudine secondo me è molto disincentivante per la raccolta differenziata perché se io ho definito nel mio cervello che lo spazio per raccogliere i rifiuti è sotto il lavello sono portato a dare sempre lì. Difficilmente con il barattolo dello yogurt in mano alzerò la tapparella, aprirò la portafinestra e andrò sul terrazzo, magari in inverno, per buttarlo.

Siamo abituati alle comodità e fare anche solo questo sforzo ci costa molta fatica.
Al contrario invece avere tutto quanto nello stesso spazio incentiva in qualche modo la raccolta differenziata.
Ovviamente questo ripensare a come organizziamo la raccolta dei i rifiuti. Servono contenitori più piccoli che vanno svuotati con più frequenza. Secondo me la parte difficile è questa. Siamo abituati a pensare che il contenitore per la raccolta indifferenziata deve avere una certa misura è che invece i contenitori raccolta differenziata devono essere molto voluminosi perchè si buttano una volta a settimana o  una volta al mese

Se ci pensiamo perchè va bene buttare l’indifferenziata ogni due giorni  ma non la plastica?

I tovaglioli di stoffa
Ok andiamo al secondo. un’altra cosa alla quale non vorrei rinunciare sono i tovaglioli per i pasti. Ho deciso di sostituire i tovaglioli usa e getta con dei tovaglioli di stoffa.
Anche qui mi sono resa conto di come l’approccio a una cosa così banale inneschi il nostro cervello dei meccanismi consolidati, il meccanismo usa-e-getta.  Ho sostituito i tovaglioli di carta con tovaglioli di stoffa.
Sembra un’impresa titanica, in realtà non è così catastrofica. Mi sono resa conto che mi ha permesso di modificare il mio rapporto con il cibo. è cambiato il modo di mangiare. Se so che ho il fazzoletto di carta che tanto poi lo butto via, sto meno attenta a non sporcarmi. Questo mi porta a mangiare con più voracità. Al contrario, se sto più attenta a non sporcarmi mentre mangio, sono più controllata e mangio meglio.
Ovviamente non posso pensare di mettermi a lavare un tovagliolo ogni volta perché magari non è poi così tanto sporco. Quindi mi sono ricordata di come faceva mia nonna tanti anni fa. Mi ricordo quando ero piccola e andavo a mangiare da lei avevano un tovagliolo per ciascuno, mentre io che ero ospite avevo quello di carta. I tovaglioli erano diversi, ognuno aveva il suo e venivano riposti in un cassetto, poi li lavava quando erano molto sporchi. Ho ripensato a questa sua abitudine e ho deciso di farla mia, Li lavo una volta a settimana all’incirca.

L’altra cosa che mi ha divertito molto fare è stato quella di cercare un modo per personalizzarli pur mantenendo i tovaglioli uguali. La soluzione che ho adottato è stata quella di mettere delle toppe termoadesive con le iniziali. Ne ho trovate un paio che mi piacciono molto perché ricordano le lettere dei college americani.
Ho diversi tovaglioli di stoffa personalizzati così so che appena il tovagliolo sporco lo posso mettere tra i panni sporchi e lavarlo alla prima occasione, senza preoccuparmi di quando sarà.
Sto cercando di impiegare questa buona pratica anche quando ho ospiti. E’ un po’ più complicato, i primi esperimenti  di bucato non sono andati a buon fine, certi tovaglioli non sono venuti puliti alla perfezione e mi mette a disagio offrire ad un ospite un tovagliolo con un alone. Ho scelto di usarli come tovaglioli per tutti i giorni, so che anche se c’è un alone è comunque pulito

Vorrei adottare questo approccio anche con i fazzoletti da naso. Qui lo sporco è diverso, a volte si macchiano di rossetto e fondotinta per cui non è molto semplice. E poi ho rischiato veramente di buttare via nel cestino dei fazzoletti di  stoffa, proprio perché l’abitudine era quella.E’ stato un campanello d’allarme che mi ha fatto capire quanto un comportamento abitudinario mi portasse ad avere un approccio usa e getta

Meno coltelli.
Diego, che abbiamo intervistato nella puntata numero 4 in cui abbiamo parlato di ridurre gli acquisti sarebbe molto contento di questa affermazione.

Mi hanno regalato un ceppo con 8 coltelli. C’era quello del formaggio,lo spelucchino, quello per il pane, quello per  il pesce, per la carne…Erano tutti bellissimi coltelli che però mi sono resa conto che non utilizzavo affatto. C’era ad esempio quello per il pesce, con una lama per affilare da una parte e la seghettatura dall’altra per rimuovere le squame. Mi era sembrata una cosa davvero funzionale e importante. Ci vogliono degli strumenti dedicati per fare alcune operazioni.
Poi però mi sono resa conto che davvero, il pesce da squamare non mi capita mai di comprarlo. E che il formaggio si può tagliare anche con gli altri coltelli.
Ho capito che a me servono fondamentalmente tre coltelli:

  • il coltello seghettato che posso utilizzare per il pane
  • un coltello a Lama liscia che posso utilizzare per la maggior parte delle preparazioni
  • uno spelucchino che è più agevole per fare alcuni alcune incisioni

Togliere di mezzo quelli che non servivano mi ha liberato spazio. E’ una scelta che ho potuto fare perché tra le mie passioni non c’è quella della cucina. Cucino, sì, per tutti i giorni. Non mi lancio in preparazioni troppo complesse, non vado a Masterchef e non mi interessa fare cose estremamente elaborate.
Questo è un approccio che fa molto decluttering (Marie Kondo docet). Però insomma non è che fossi molto convinta quando ho fatto questa scelta. Mi sono detta che probabilmente sarebbe stato un peccato sbarazzarsi di quei bei coltelli e che forse me ne sarei pentita.
Li ho messi in una scatola e li ho messi nel ripiano alto in cucina. Mi sono detta che alla bisogna ci sarebbero stati. Forse è ora che me ne sbarazzi davvero, perché da quel ripiano non sono mai scesi.
Mi sono resa conto tra l’altro che questo è l’approccio esattamente opposto a quello della raccolta differenziata. Non c’è una soluzione unica per tutto, bisogna comprendere prima il contesto.

La pentola a pressione
Il quarto quarto oggetto al quale non potrai più rinunciare è la pentola a pressione. Vi racconto come ho ricevuto la mia prima pentola a pressione perché è un episodio molto divertente.
Quando sono andata a convivere ho comunicato la cosa in famiglia e c’era apprensione sulla reazione di mia nonna, quella dei tovaglioli per intenderci. Essendo una persona molto religiosa c’era la preoccupazione di come avrebbe reagito. Al contrario di tutte le nostre preoccupazioni si è dimostrata molto aperta e alla prima occasione in cui ci siamo riviste mi ha chiesto se mi potesse servire una pentola a pressione.
Io che non mi aspettavo questa questa proposta ho detto “No, dai nonna non ti preoccupare magari me la compro più avanti”. E lei “Ce l’ho, qui me l’ha regalata babbo ma io non lo uso mai”. Ci penso e dico “Io non mi ricordavo che babbo per Natale ti avesse regalato una pentola a pressione. Ma sei sicura che te l’abbia regalato lui?” “Sì sì ce l’ho qua, sarà vent’anni che è lì”.
Mia nonna conservava questa pentola a pressione di marca. Aveva ancora tutti i documenti e le istruzioni, aveva conservato tutto così come è stato regalato.Ho controllato: oltre ad avere una grafica retrò, tra questi documenti non era nemmeno riportato il sito internet dell’ azienda nè un indirizzo email. La cosa che mi ha fatto sorridere è che tra i dati dell’azienda non ci fosse mai riportato un email da un sito internet  e che c’era la garanzia per 25 anno del prodotto. Quando mia nonna me l’ha regalata io avrei avuto ancora 5 anni di garanzia.
Comunque problemi non ce ne sono stati.
A parte questa questa cosa divertente, la pentola a pressione permette di ridurre molto i tempi di cottura e questo mi è molto utile quando ho la necessità di fare cotture lunghe ad esempio i legumi. I legumi secchi sembrano poco pratici per una gestione frenetica  come quella attuale. Quando uno ha tre quarti d’ora per mettere in tavola qualcosa è già tanto. Visto che accorcia i tempi di cottura la trovo molto pratica anche per fare le vellutate.

La pentola a pressione usata in realtà senza coperchio è uno strumento validissimo. Ha il fondo alto e distribuisce bene in calore quindi ci si può cuocere la carne, oppure avendo anche i bordi alti la trovo comoda anche per le fritture perchè non mi schizza l’olio sui fornelli.
Quella pentola in particolare essendo molto vecchia non è adatta ai fornelli ad induzione, per cui bisogna fare attenzione al tipo di cucina che scegliete.

I contenitori di vetro
Siamo giunti al quinto alla quinta cosa alla quale non vorrei più rinunciare in cucina sono i barattoli di vetro con le capsule in alluminio. Il vetro è un materiale riciclabile all’infinito, l’alluminio pure.
Per me sono molto comodi perché l’utilizzo molto per fare il sottovuoto, specialmente di legumi e vellutate di cui vi accennavo prima. Tutte le cose che mi avanzano le posso mettere questi contenitori, chiuderli, mettere in frigo, scaldare nel microonde avendo cura di rimuovere il tappo e portarli in tavola.  Qualche tempo fa c’era la moda addirittura di servire cocktail nei barattoli di vetro col manico, quindi hanno il loro appeal estetico. Li posso usare anche per preparare le schiscette per il lavoro e quando sono troppi si possono riciclare nella raccolta differenziata. Come dicevo nella puntata 11 con Simona Trerè, i materiali che si possono riciclare sono solo i materiali da imballaggio., quindi perchè non riutilizzare quelli che sono stati acquistati perchè ci serviva il loro contenuto.
Quelli che per me sono particolarmente comodi sono quelli che hanno un imboccatura sufficientemente grande da far passare il frullatore a immersione, circa 80mm. Quando devo preparare ad esempio l’hummus di ceci posso semplicemente mettere tutti gli ingredienti nel barattolo frullare e portarlo in tavola. Se ne avanza un po’ chiudo il barattolo metto in frigo così gli alimenti si conservano bene e non devo preoccuparmi di travasare, pulire il contenitore grande.

Ecco queste sono le cinque piccole abitudini antispreco che applico in cucina.
Sono abitudini che mi hanno insegnato a riflettere sui miei comportamenti e ho ritenuto che meritassero di essere condivisi perchè potrebbero essere uno spunto di miglioramento per chi sta cercando semplici passi con cui cominciare.
Mi piacerebbe sapere quali sono invece i vostri  comportamenti virtuosi, se c’è qualche piccola abitudine che volete condividere, qual il primo passo da fare per ridurre il nostro impatto ambientale. Sarebbe bello poter intervistare qualcuno degli ascoltatori in una delle prossime puntate.


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