Puntata 17 – Progetto 333

L’argomento della puntata di oggi è il progetto 333. Non ho trovato molti articoli in italiano, e appena capirete di cosa si tratta vi renderete conto che siamo culturalmente avversi ad una cosa del genere. Ma andiamo con ordine. Questa puntata è rivolta sopratutto alle amiche in ascolto, quelle che hanno l’armadio pieno e puntualmente non hanno niente da mettersi.  Il progetto 333 ci aiuta a decidere quali abiti degli abiti da tenere all’interno dell’armadio secondo una precisa regola. Siete pronte? Vediamo di che si tratta

DI CHE SI TRATTA

Il progetto 333 è un progetto di Courtney Carver. Courtney oggi insegna alle persone ad adottare un stile di vita minimalista e a rinunciare a tutto ciò che non porta valore nella nostra vita. Ad abbracciare uno stile di vita più sobrio, come vi ha raccontato Diego nella puntata n4. Courtney  racconta dal suo blog Be more with less, non è sempre stata così, Fino a qualche anno fa era è una persona adulta immersa nelle comuni preoccupazioni della vita moderna: troppo lavoro, troppe spese e al contrario pochissimo riposo. Nel 2006 un evento le sconvolge la vita: le diagnosticano la Sclerosi Multipla. Lei sceglie di affrontare questa malattia dando un nuovo valore e un nuovo significato alla sua vita.
Nel 2010 apre appunto un blog in cui lancia la fashion challenge project 333. Il progetto consiste nel definire 33 capi di abbigliamento che andremo ad indossare per i prossimi 3 mesi.
Ok, se mi stai ancora ascoltando è un miracolo. Nella migliore delle ipotesi ti sarai fatta una risata.  Ora però riflettiamoci un secondo.

Secondo un report delle Nazioni Unite pubblicato a marzo 2018 L’industria della moda, specialmente l’industria del fast fashion, è riconosciuta come la principale utilizzatrice delle acque nel mondo. Cioè stiamo usando la maggior parte dell’acqua per vestirci, anziché nutrirci. Al lato opposto del ciclo di vita, la situazione non è migliore:  l’85% dell’abbigliamento è smaltito in discarica.

Se davvero avessimo bisogno di tutto questo, diremmo che non se ne può fare a meno, ma purtroppo non è così. Secondo uno studio condotto da SWG per Greenpeace, il 57% dichiara di avere più abiti del necessario e che il 46% del totale degli intervistati abbiamo nell’armadio capi con l’etichetta che non sono mai stati indossati

Allora se prima l’idea di avere 33 capi di abbigliamento nell’armadio ti terrorizzava, forse adesso puoi ripensarci e accettare il fatto che anche il tuo armadio può essere un responsabile dell’inquinamento.

E’ qui che arriva la nostra sfida  333, andiamo a vedere sono le 5 regole che ci da Courtney per partecipare a questa sfida minimalista.

LE REGOLE

Regola nr. 1 QUANDO: Ogni 3 mesi, ma non è mai troppo tarti per iniziare

Regola nr. 2 COSA: 33 elementi, incluso abiti, accessori, gioielli, giacche e scarpe

Regola nr. 3 COSA ESCLUDERE Cosa escludere: fedi nuziali o tutti quei gioielli a cui sei legata sentimentalmente e che non togli mai, intimo, pigiama, abbigliamento da casa e abbigliamento da palestra

Regola nr. 4 COME: Scegli i tuoi 33 elementi, metti in una scatola il resto del tuo guardaroba e chiudi con lo scoth per 3 mesi

Regola nr. 5 COSA MANCA: considera che stai creando un guardaroba che tu possa uscire, lavorare e giocare per tre mesi. Lo scopo del progetto non è soffrire. Se un capo  non ti sta bene o è ridotto male, rimpiazzalo.

333 project

Oltre alle 5 Regole, Courtney ci dà anche 3 postille, che sono la sintesi delle obiezioni che più di frequente ha riscontrato nelle persone alle quali proponeva questa sfida.

Il meteo: riserva un paio di capi per eventuali condizioni estreme del meteo.

Al lavoro: Se per lavoro di vesti in modo diverso che nel resto della giornata, ci sono alcuni accorgimenti per fare un armadio di indumenti di lavoro capsule. Se per lavoro indossi delle divise, contale come se fossero un unico pezzo.

Variazioni di peso: Se sei abituata a conservare taglie differenti nel tuo armadio per fare fronte a variazioni di peso, solo l’idea di avere una sola taglia nell’armadio ti spaventa. Ricorda che la sfida è per 3 mesi e la maggior parte degli abiti si adatta ad alcune variazioni di peso.

Queste sono le regole per i beginners, per chi decide di relazionarsi in modo differente con i proprio abiti. Il progetto poi prosegue ed è più articolato, ma credo che già quello che abbiamo visto oggi sia sufficiente.

COSA NE PENSO

Quando si parla di inquinamento è facile distinguere un noi e un loro, Da una parte i buoni, dall’altra i catttivi. Sono etichette, schemi mentali che hanno consentito l’evoluzione dell’uomo. Non possiamo però ragionare per etichette. Dobbiamo renderci conto che siamo parte del problema. Prima di puntare il dito sui grandi responsabili, forse faremmo meglio a farci carico della nostra fetta di responsabilità. Alle volte riempiamo allo sfinimento i nostri armadi e finiamo per indossare solo una minima parte di quello che acquistiamo.

Credo che questa sfida ci permetta di vincere due sentimenti contrastanti: da un lato il nostro spirito ambientalista che vorrebbe che non acquistassimo nei templi del fast fashion, dall’altra la necessità di fare quadrare i conti o perché no alle volte vediamo qualcosa che ci sembra davvero carino.

Ci ho messo qualche giorno in più a produrre questa puntata perché avrei voluto dare la mia esperienza in merito, ma non ho fatto in tempo. Subito mi sono sembrati davvero pochi 33 capi di abbigliamento, poi ho iniziato a scrivere quali sono gli abiti che indossi più di frequente e quasi mi sono sembrati troppi. Una volta aperto l’armadio mi sono ricordata di cose che non volevo assolutamente dismettere.

Insomma, un approccio un po’ bipolare, non trovi?

Foto di K Barber da Flikr

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