Puntata 18 – L’imballaggio dei cosmetici

L’argomento della puntata di oggi sono i cosmetici e i rispettivi  imballaggi. Disclaimer: non parlo solo di rossetti, ma con il temine cosmetici intendo anche sapone, bagnoschiuma , le creme da barba, i deodoranti e tutto ciò che ci permette di presentarci in società con un aspetto gradevole.

In questa puntata voglio analizzare un solo aspetto della questione, che è quella legata all’impatto del packaging. Ci saranno sicuramente altre occasioni per capire meglio le caratteristiche del prodotto cosmetico, ma ci faremo aiutare da qualcuno di esperto.

Prima di cominciare la puntata devo fare alcuni saluti. Sono stata in questi giorni al Freelancecamp, un evento bellissimo a Marina Romea in cui ho conosciuto professionisti freelance che fanno cose pazzesche, Il mio saluto quindi va Antonella Gallino, Silvia Gazzotti, Elena Galli, Giada Centofanti, Anna Cortellazzo, Antonella de Carolis e a tutte le persone con cui ho scambiato due parole in questi giorni. E’ stato proprio in questo ambiente così creativo che ho pensato all’argomento della puntata di oggi. Come ha detto in apertura di giornata Alessandra Farabegoli, una delle menti dietro al Freelancecamp insieme a Miriam Bertoli e Gialuca Diegoli, essere a questo evento non ci ha consentito di essere alla manifestazione  Fridays For Future. Non poter partecipare allo sciopero non significa però che non ci interessi l’argomento e credo che gli organizzatori lo abbiamo dimostrato in diverse occasioni .

Ma torniamo a quello di cui vi volevo parlare, ossia dell’impatto degli imballaggi nostri prodotti cosmetici. Prima di uscire di casa mi sono data la crema solare, data la mia pelle particolarmente sensibile. Ne usiamo davvero tanti ogni giorno.  Non credo infatti che per ridurre il nostro impatto ambientale dobbiamo negarci il piacere di una doccia o il profumo di un bagnoschiuma. Senza contare i dentifrici, i deodoranti, i  profumi e chi più ne ha più ne metta.  Insomma, essere pulti e profumati ci fa stare meglio sia con noi stessi che con gli altri,

Secondo Cosmetica Italia, il centro studi di Confcommercio, nel nostro paese il 2018 ha visto una produzione di cosmetici per oltre 11 milioni di euro e una crescita del 1.3% del mercato cosmetico italiano.

Ecco alla luce di questi dati, forse abbiamo superato al soglia minima di cosmetici necessari.

Come ci si poteva aspettare dalle  le statistiche, il 74 % dei prodotti sono acquistati dalle donne, e il 24 dagli uomini. La percentuale di maggiore consumo è data dalle creme viso, a seguire le creme corpo e solo al terzo posto i prodotti di igiene.

Sto parlando di statistiche che hanno come riferimento il mercato non le quantità. Credo comunque che sia un segmento importante perché si tratta di prodotti con cui tutti i noi abbiamo a che fare ogni.

Nella puntata 14 – Giornata mondiale dell’acqua abbiamo affrontato l’argomento delle bottiglie di acqua e di quali strategie adottare per ridurre l’uso della plastica. Ma posso adottare per i cosmetici lo stesso approccio che abbiamo visto per l’acqua? O bisogna sostituire i flaconi di plastica con quelli di vetro?

E poi oltre al costo del flacone e del suo smaltimento, dovrei considerare l’impatto ambientale del trasporto, quindi un contenitore più  pesante richiede più carburante per essere trasportato?.  Oppure per tagliare la testa al toro dovrei mettermi a fare il sapone in casa per evitare di acquistare il flacone?
Allora prima di farmi venire il mal di testa con un argomento così complicato e vario, ho stilato una serie di regole che mi sono utile per tenere dritta la barra della riduzione dell’impatto ambientale vedere cosa davvero si può fare nella vita di ogni giorno.

Punto uno – Riduci

Davvero ti servono 5 flaconi di shampoo? 4 bagnoschiuma, 3 scrub e 3 balsami? Ci sono prodotti che fanno davvero parte della nostra beauty routine,e altri che sono entrare nel nostro bagno per ragioni oscure. credo davvero che il primo passo sia liberarsi delle cose che davvero non utilizziamo mai. Molto probabilmente, staranno giacendo nel nostro bagno da troppo tempo.

Ritieni che sia poco ecologico sbarazzarsene? Beh, non è che migliorino molto restando nei secoli dei secoli sopra una mensola. Se hai paura che questo gesto possa provocare un infarto a Greta Thunberg, beh dovevi pensarci prima. E’ proprio questo il nocciolo del punto “Riduci”: non ci rendiamo conto che accumuliamo più del necessario e non siamo consapevoli che rischiamo davvero di buttare via qualcosa che abbiamo lasciato andare a amale. Se parlassi di  una pesca con la muffa sopra non ti faresti tutti questi scrupoli.  purtroppo attualmente la norma per il riciclo dei rifiuti non prevede un conferimento separato come avviene per le medicine ad esempio. Questo ovviamente vale solo per il contenuto, e non per i flaconi, che essendo materiale di imballaggio hanno una loro precisa regolamentazione.

Questa domanda ci permetterà al prossimo  acquisto compulsivo di domandarci se davvero utilizzeremo nella nostra beauty routine quel prodotto o sarà destinato a fare una brutta fine. Se so di non avere tempo per darmi la crema sul viso prima di andare a dormire, non serve che mi ostini a comprarne una quarta. E purtroppo no, non basta comprarla perché ci riduca le zampe di gallina.

Punto due Esaurisci

Forse al punto precedente sono stata un po’ esagerata, ma mi premeva farti rendere conto della gravità di quello che introduciamo nei nostri spazi. Non avere una cosa è il primo punto per non doverla gestire. Una volta che abbiamo deciso quali sono i prodotti che ci servono, possiamo esaurire quelli che abbiamo.

Se una crema giace dal dicembre del 92 nel mobile del bagno è un conto, ma se proprio abbiamo iniziato due flaconi di bagnoschiuma diversi, beh prima se ne esaurisce uno, poi l’altro.  Capisco poi che in situazioni domestiche non sia facile fare questa scelta. Magari in famiglia ognuno ha il suo prodotto preferito, oppure si condivide l’appartamento con altri 4 coinquilini e ognuno decide il proprio  budget per i prodotti di igiene personale. Le situazioni sono sempre diverse, ma hanno un elemento in comune: lo spazio di azione di ciascuno di noi. La tua scelta può essere quella anzitutto di consumare per primo quello che hai a disposizione e di portarlo ad esaurimento.

Punto tre – Sostituisci

Ora che la sfilaza di il prodotti che normalmente usiamo è prossimo all’esaurimento pensiamo come sostituirlo in ottica verde.  Le alternative sono in ordine Solido, Sfuso o Riciclabile.

Rinunciare completamente al flacone sarebbe la scelta migliore. Per prima cosa ci potrebbero essere prodotti solidi che soddisfano la stessa richiesta. E non parlo solo saponette, ma anche shampoo, deodoranti e persino dentifrici. Chi conosce il marchio Lush sa bene di cosa parlo. Sono assolutamente consapevole che le esigenze in questo ambito sono molto eterogenee e non è sempre facile trovare un prodotto che ci soddisfi un requisito di qualità e al contempo un requisito di packaging.

Capisco chi non può fare a meno dello shampoo liquido così come siamo abituati. In questo caso vi suggerisco di rivolgervi al vostro parrucchiere, perché potrebbe essere disponibile a vedere sfuso il prodotto che usa solitamente in negozio. Questo implica un processo di acquisto diverso, e una organizzazione differente. Meglio avere due flaconi destinati a ciascun prodotto, uno pieno sotto la doccia e uno dentro l’armadietto. Il flacone sotto la doccia, una volta esaurito, sarà il nostro promemoria per andare a riempirlo nuovamente e non rischiare di rimanere senza.

L’ultima scelta che potete fare è quella di comprare un prodotto con un flacone facilmente riciclabile. Verificate infatti che l’imballaggio sia ridotto al minimo, che il flacone sia abbastanza grande e leggero così da ridurre il numero di trasporti. Questo vale soprattutto per schiume da barba, dentifrici, lacche… insomma quei prodotti per i quali le prime opzioni sono difficilmente praticabili e che usiamo regolarmente ma non quotidianamente. Ho detto regolarmente, mi raccomando di non dimenticare il punto uno.

Punto 4 Meravigliati

Questo  punto è il gancio che ci porterà a fare diventare tutto questo una abitudine. Qualunque supporto usiamo per contenere i cosmetici deve essere pulito, di bell’aspetto e magari dare un tono caratteristico all’ambiente.  

Se hai scelto un prodotto solido, farlo liquefare in una poltiglia sul piano della doccia non darà un bella impressione del bagno. Meglio cercare un contenitore, come una bella scatola di plastica. Fidati, non serve guardare tanto lontano, sono convinta che tra le creme del primo punto, sì quelle scartate, per incederci, ce ne sia qualcuna che faccia proprio al caso tuo.

Se hai scelto un flacone formato famiglia con cui riempire quello che hai sotto la doccia, fa che questo sia bello e in tema con l’ambiente del bagno.

Punto 5 Migliorati

So che abbiamo la pessima abitudine di puntare subito a quel prodotto super ecologico, con impatto zero, da filiera certificata, locale, garantita e controllata, che ci rende bellissimi e… costa uno sproposito per le nostre tasche.  Alla fine tutti i nostri discorsi si scontrano contro di lui: il vil denaro. Pensare che tanto la nostra azione è inutile se non compriamo assolutamente quel prodotto in grado di farci ridurre il nostro impatto ambientale… beh è il risultato di una bellissima campagna di green marketing! Se non l’hai sentita ti invito a riascoltare la puntata 10 – Pubblicità ingannevole con l’intervista a Simona Trerè.  Comincia qui, comincia ora, con quello che hai a disposizione e ricorda che quello che hai lo potrai via via perfezionare e migliorare. L’unica cosa da non fare è restare inermi e passivi

Questi sono i cinque punti fermi per ridurre il pakaging dei miei cosmetici. Vorrei sapere cosa se ne pensi, Magi sei una talebana della riduzione dell’impatto ambientale e pensi che sia troppo permissiva nel fare certe affermazione. Oppure sei una persona che si è semrpe sentita negata per avere certi accorgimenti e invece con questa puntata ha scoperto un modo per fare la sua parte.

3 pensieri riguardo “Puntata 18 – L’imballaggio dei cosmetici

  1. Un articolo che apprezzo molto. Anche se mi occupo di spreco alimentare, direi che di base viaggiamo di pari passo. Ovviamente sono d’accordo e da tempo mi impegno a un consumo più attento: se lo facessimo tutte (e tutti) alla lunga anche i produttori dovrebbero adeguarsi

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