Puntata 19 – Gli orti urbani

L’argomento della puntata di oggi è l’orto urbano. In molti comuni si organizzano bandi per cedere terreni da destinare ad una forma di coltivazione che favorisce la socializzazione, il contatto con la natura e la riqualificazione di aree degradate.

Ho ricevuto in assegnazione un orto urbano e anche questa è stata anche la causa della mia latitanza in queste giornate e del motivo per cui ho tardato nel pubblicare questa puntata.

Prima di cominciare Un saluto ad Antonella Gallino di Considero Valore, ha un blog interessantissimo su produzioni biologiche e filiera corta, Vale la pena farci un salto!

Che cos’è anzitutto un orto urbano?

Con questa espressione si intende

un appezzamento di terreno destinato alla produzione di fiori, frutta, ortaggi per i bisogni dell’assegnatario e della sua famiglia

Comune di Casalecchio di Reno

In genere quindi sono proprietà comunali che vengono affidate dietro un compenso simbolico o comunque contenuto,  a cittadini, in genere costituiti in comitati, per consentire la produzione  destinati al consumo diretto.

L’assegnazione avviene tramite bandi e qui il comune può definire alcune regole rilevanti per le modalità di coltivazione, la possibilità di istallare compostiere o cisterne per la conservazione di acqua piovana. Ad esempio, nell’orto che mi è stato affidato, non è possibile fare ricorso a trattamenti fitosanitari e bisogna attenersi esclusivamente ad una agricoltura biologica.

Inoltre il comune può stabilire dei criteri di assegnazione, se riconoscere una priorità ai pensionati o a residenti con un basso reddito, oppure se escludere coloro che hanno già secondo catasto delle proprietà orticole. Ad esempio nel mio caso l’assegnazione è rivolta ai pensionati e in caso spazi disponibili rispetto alle richieste chiunque ne può fare richiesta e disporne fino al 31 dicembre. Questa la ritengo una forte limitazione, soprattutto per i giovani che hanno voglia di cimentarsi in una cosa diversa ma vedono che non può avere futuro. Confido che ci possano essere margini di miglioramento. Le aree sono stare attrezzate da un vialetto di accesso pedonale, una recezione, per adesso parziale, e da una serie di fontanelle per l’acqua. La quota di affitto annuo comprende anche i costi di consumo dell’acqua e in caso di periodi di siccità bisognerà rifarsi alle norme comunali.

Quali vantaggi?

Si pensa che il vantaggio ricada esclusivamente sull’assegnatario dell’orto, il quale ha a disposizione un terreno da lavorare e poter così ridurre la spesa alimentare. In realtà un progetto di orto urbano, se ben guidato, può essere uno strumento potente per riqualificare aree degradate e aggregare la comunità.

A questo proposito vi segnalo Hortis, un progetto della Facoltà di agraria di Bologna con il supporto della Comunità Europea. Nel post del blog ci sono tutti i link. Hortisè l’acronimo di HOrticulture in Town for Inclusion and Socializzation. Il progetto è molto bello e articolato perché ha come scopo la formazione di insegnanti di orticultura comunitaria e il coinvolgimento di persone disoccupate nella cura dell’orto.

Gli aspetti positivi della orticultura urbana sono tantissimi e ve ne riporto alcuni

  1. Riduce il nostro impatto ambientale: beh poter disporre di verdure a km zero, riduce la circolazione di merci e gli imballaggi. Più i progetto sono strutturati più possono includere iniziative di risparmio dell’acqua, per non usare i pesticidi, per il compostaggio delle parti di scarto . Insomma ottenere per la comunità in cui si vive un prodotto di qualità minimizzando l’impatto ambientale.
  2. Migliora la salute: non solo quello che si mangia ha una qualità migliore, ma l’orto richiede attenzione e cura. Questo comporta la necessità di fare attività fisica all’aria aperta. Come zappare, vangare, pacciamare… insomma, mettetevi i guanti che c’è da farsi venire i calli, ma è tutto di guadagnato.
  3. Si fa socialità: negli orti si fa comunità, ci si associa.  Forse nel mio paese non ce ne sarebbe davvero bisogno,m ma magari questo ve lo racconto in un’altra puntata. Ci si pone come partecipanti ad una comunità,  ci si rapporta all’amministrazione in forma collettiva e si esercita la capacità di condivisione di uno spazio comune.
  4. Evitano il degrado: gli appezzamenti comunali inutilizzati si trovano nelle zone più periferiche, sono terreni che difficilmente trovano una qualificazione e che nella migliore delle ipotesi sono in stato di abbandono, per non dire di degrado. Destinarli a questa finalità migliora in sostanza le città.

3 cose che ho imparato

Come vi ho accennato prima, io ho la fortuna di conoscere Ilaria che è stata disponibilissima nel seguirmi e darmi suggerimenti. E’ stata la mia personal shopper nel negozio di piante. Sì, lo so, la gente normale contatta la personal shopper per trovare l’outfit giusto per il party, per il wedding e per il jogging… Io evidentemente no. Che vi devo dire, ognuno ha la personal shopper che si merita.

Dunque le 3 cose che ho imparato sono:

  1. La pazienza: bisogna sapere aspettare. Io che sto facendo questa puntata sembra che abbia già raccolto tonnellate di verdure. Per il momento c’è un pomodorino piiiicolo piccolo. Per cui devo sapere aspettare che le piante crescano, maturino e mi restituiscano qualcosa.
  2. La costanza: Sì non è che basta aspettare, bisogna intanto lavorare. Ogni giorno devo dedicarci almeno un’oretta per annaffiare, per non dire il tempo che ci abbiamo dedicato la settimana scorsa per lavorare la terra, trapiantare e seminare.
  3. Accettare l’imperfezione: non so voi come ve la immaginate l’agricoltura biologica. Io pensavo ad un terreno lavorato a mano, con semi di contrabbando ricevuti da un semenzaio clandestino che combatte le multinazionali dell’agribusinnes. Non è andata proprio così. Ho fatto lavorare la terra da un escavatore perché era stata compattata negli anni dal transito di camion e non era stata più lavorata. Le mie competenze agronomiche sono prossime allo zero, e le piante domestiche di cui mi sono sempre presa cura non hanno mai avuto lunga vita. Con queste premesse, non posso pensare di rivoluzionare l’agricoltura in una settimana. Ho fatto del mio meglio con gli strumenti che avevo. Per qualcuno sarà poco, per altri sarà troppo. Per me era giusto così, per poter mettere un piede in una attività che trovo interessante e utile.

Per oggi è tutto , ci sentiamo alla prossima puntata, Ciao.

Un pensiero riguardo “Puntata 19 – Gli orti urbani

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